salvare una relazione

Quando due persone decidono di dare vita ad una stabile relazione di coppia, normalmente lo fanno perché razionalmente pensano di avere accanto una persona che merita il proprio interesse e le proprie attenzioni. Non è tutto: i due partner provano reciproci sentimenti di affezione ed una serie di emozioni positive, derivanti dallo stare vicini e dall’interagire. Tutto questo, non solo la parte irrazionale delle emozioni e dei sentimenti, si chiama amore.

L’amore infatti è un sentimento di viva affezione verso una persona, che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia (Treccani).

Oggi non vi è più alcuna ragione per cui due persone, almeno nel mondo occidentale, debbano unirsi, se non per amore: non ci sono più scelte familiari da soddisfare, matrimoni combinati per ragioni di interesse o di potere, matrimoni riparatori dopo la perdita della verginità. Ci si sposa, o si inizia a convivere, solo perché si sta bene insieme, ci si ama, si desidera condividere le esperienze della vita e, quasi sempre, anche perché si ha il progetto di mettere al mondo dei figli, per sentirsi più completi e più realizzati.

Quando si inizia una relazione stabile, l’ultimo dei pensieri che potrebbe venire in mente ai due partners è quello di dover affrontare un giorno una crisi o una separazione, oltre che di poter arrivare ad odiarsi ferocemente, tanto da stare bene solo in assenza dell’ex amato.

Con molte probabilità invece, un giorno la crisi bussa alla porta (e, nelle coppie di lunga durata di oggi, destinate a vivere insieme molti anni, di crisi potrebbero presentarsene ben più di una…). E’ naturale provare, in questa situazione, sentimenti di ansia e di tristezza, così come sensazioni di vuoto o di perdita. L’idea che qualcosa cui un tempo si teneva moltissimo si sia frantumata, o si stia frantumando sotto i propri occhi, non può che generare una sensazione di fallimento per il passato e di mancanza di equilibrio e di prospettive, rispetto al presente o al futuro.

La parola “crisi” , del resto, viene dal greco Krísis (da kríno = io giudico) e significa scelta, giudizio, separazione. Quando c’è una crisi significa che è venuto il momento del giudizio, delle scelte, del cambiamento: tutto quello che c’era prima ora non può più esistere, a meno che non venga trasformato, adattato alle nuove esigenze di realtà.

Nella relazione di coppia la crisi  può arrivare a seguito di un tradimento, per il troppo stress, perché i due partners si sono evoluti in modo diverso e ora non si riconoscono più per quello che erano, per i continui litigi, per i cambiamenti dello stile di vita,  o per la nascita di un figlio. La crisi porta con sé la perdita dell’omeostasi e una ricerca di cambiamento: è sempre un periodo di passaggio, che tende verso una nuova stabilità, come nella rottura definitiva, o nella scelta di tentare una riconciliazione. 

Ovviamente dunque,  dopo una crisi, riconciliarsi non significa semplicemente ricominciare da capo, tutto come prima: se c’è stata la crisi è proprio perché quel “come prima” non funzionava, generava malessere, litigi, incomprensioni, perdita di interesse nei confronti del/della partner, e la crisi è arrivata per pretendere un cambiamento.

Ecco allora qualche consiglio per chi, superata la crisi, decide di riprovarci.

1. Cercare, individualmente e in coppia, di comprendere le cause che hanno generato la crisi

Cosa non funzionava nel rapporto? Cosa funzionava poco? Cosa funzionava bene? Una volta chiariti questi punti, occorre ricominciare da quello che funzionava bene, nonostante tutto. Questo evidentemente è il collante principale della coppia, quello che più di ogni altra cosa va curato e valorizzato. Poi c’è quello che funzionava poco e quello che non funzionava per niente: qui i cambiamenti richiesti alla coppia sono davvero molto profondi ed è sempre una buona idea cercare di farsi aiutare da un terapeuta, che possa agevolare il cambiamento, risolvendo le piccole obiezioni o riluttanze presenti fra i due partners, anche perché non dobbiamo dimenticare l’allontanamento e il ritorno ad un pensiero egoista e narcisistico che la crisi può aver provocato in entrambi i partner.

2. Imparare a comunicare

A volte la gentilezza la si riserva agli estranei, mentre con i familiari o i partner ci si mostra sempre al naturale: è un concetto sbagliato. Infatti, essere cortesi e gentili non significa essere falsi o costruiti; significa, al contrario, decidere di voler esercitare un dominio su se stessi, per dimostrare al/alla partner il proprio interesse e rispetto nei suoi confronti. Non va dimenticato che a volte la mancanza di interesse verso il partner non nasce da fatti eclatanti, ma può essere generata semplicemente dall’abitudine consolidata di sentirsi trattare in modo scortese, oppure freddo e distaccato, o anche francamente maleducato e violento. Oltre a questo, si deve apprendere anche un modo sano di litigare, che è quello in cui i due partner si dicono le cose con chiarezza, ma senza mai offendersi. E’ un difficile gioco di equilibrio, ma si può imparare.

3. Tenere in considerazione e rispettare i desideri e le necessità del partner

Il rispetto dell’altro non si manifesta solo con le parole, ma anche con i fatti. Rispettare le necessità e i desideri del/della partner significa saperli ascoltare, accettare di parlarne, cercare insieme il modo più adeguato per soddisfarli. Non tutti i desideri, naturalmente, possono essere accolti: ad esempio, alcuni potrebbero essere assolutamente contrari ai propri valori. In questo caso occorre cercare una mediazione, anche attraverso la ricerca di nuove soluzioni per vecchi problemi. Anche in questo caso l’opera di mediazione del terapeuta potrebbe essere preziosa.

4. Impostare nuove regole  e limiti

Se ci sono regole chiare da rispettare, nessuno dei due partner può dire di avere male interpretato il desiderio dell’altro. Allo stesso modo, in presenza di un comportamento sgradevole, ci si può preparare meglio a tollerarlo, ben sapendo che non potranno mai essere oltrepassati determinati limiti.

5. Perdonare

Se la crisi è stata generata dal comportamento sbagliato di uno dei due partners, quello che ha subito il torto non deve sentirsi automaticamente assolto da ogni responsabilità: se vi è stata una crisi, evidentemente anche il non essersi accorti per tempo del malessere dell’altro/a, o averlo sottovalutato, può essere stato un errore. A ragione di più, il/la partner che ha causato la crisi, magari con un tradimento, deve mostrare un comportamento sinceramente dispiaciuto e creare le condizioni affinché il/la partner possa tornare a fidarsi. Qualsiasi cosa sia successo, le cose da fare per superare al meglio la crisi sono queste: analizzare, comprendere, perdonare, dimenticare.

6. Cercare di fare qualcosa di speciale insieme

Chi vive insieme delle esperienze che producono emozioni positive (gioia, allegria, interesse, orgoglio, empatia) tende a legarsi di più.  Non devono essere necessariamente cose fuori dell’ordinario: nella vita di ogni giorno si può scegliere di fare cose, o frequentare persone e situazioni, capaci di trasmettere sensazioni piacevoli e appaganti da condividere.

7. Imparare il gioco di squadra

Decidere di continuare a vivere insieme richiede un rinnovato impegno verso l’altro, una spinta, che questa volta può non partire solamente dal cuore, ma può essere anche razionale, per ricreare un’atmosfera di affetto, solidarietà, benessere. Del resto, se si è optato per la riconciliazione, evidentemente si è consapevoli che, per il proprio benessere e per i propri valori, vivere insieme al/alla partner, imparando a fare gioco di squadra, cioè condividendo la buona e la cattiva sorte, è decisamente meglio che vivere una vita altalenante ed incerta, in cui la soddisfazione di vita coincide con il solo interesse personale.

Sono tutte scelte “di testa” anziché “di pancia” o, meglio, “di cuore” ? Forse si, ma probabilmente è proprio per questo che portano la coppia a funzionare meglio di prima.

Dott.ssa Giuliana Proietti

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Come vivere bene anche se in coppia

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Pubblicato anche su Huffington Post

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

Scrive in un Blog sull'Huffington Post


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