Le molestie sessuali a scuola

In questi tempi di #MeToo capita sicuramente a molte donne di ricordare alcuni episodi della propria vita, al tempo della scuola: esperienze allora archiviate semplicemente come imbarazzanti, antipatiche o spiacevoli possono oggi, alla luce di questa nuova consapevolezza, essere riconsiderate e ridefinite diversamente, in termini di molestie o abusi.

Una di queste donne è la giornalista inglese Cathy Newman, conduttrice di Channel Four News, la quale ha recentemente fatto il suo “coming out” sull’argomento, dichiarando pubblicamente di essere stata molestata sessualmente a Charterhouse, una scuola privata d’élite che ha potuto frequentare grazie a una borsa di studio (in quanto suo padre era insegnante di chimica in questa scuola). In un’intervista, la conduttrice di Channel Four ha raccontato di un vecchio episodio, quando un compagno di scuola si era abbassato la zip dei pantaloni e l’avesse costretta a toccare il suo pene. La giornalista ricorda la sua reazione emotiva, una risata strozzata in gola, che aveva lo scopo di tentare di cancellare con una vena di comicità questa esperienza estremamente umiliante per lei.

La Newman ha raccontato come e quanto questa indesiderata esperienza sessuale abbia avuto un impatto sul suo senso di sicurezza ed ha affermato di aver voluto parlarne solamente ora, all’inizio dell’anno scolastico, per incoraggiare le ragazze a denunciare molestie e bullismo.

Come accade spesso alle ragazze che ricevono queste molestie a scuola, anche Cathy, che oggi ha quaranta anni, non ne aveva mai parlato con nessuno. Che cosa le sarebbe accaduto oggi, si chiede la giornalista, se quel ragazzo avesse filmato quell’episodio e lo avesse fatto circolare su Internet? I nuovi media infatti hanno decisamente amplificato e peggiorato il fenomeno.

Un altro episodio denunciato dalla conduttrice è quello di essere stata spruzzata dai compagni di classe, in modo che la camicia bianca che indossava avesse fatto trasparire il suo reggiseno. “Essere la figlia di un insegnante mi ha reso un obiettivo più facile”, ha detto la Newman al Sunday Times.

Il bullismo sulle ragazze si esprime principalmente sotto forma di molestie sessuali, diffuse in tutte le scuole, ma in gran parte non dichiarate e non denunciate dalle vittime, per paura del ridicolo o di ritorsioni. Gli insegnanti sono spesso spettatori impotenti di questo fenomeno e sentono di non avere strumenti per affrontare adeguatamente il problema, come ha scoperto una ricerca del 2017, citata da The Guardian: il 34% degli insegnanti delle scuole elementari constata almeno una volta alla settimana la presenza di stereotipi di genere a scuola e il 64% di loro ammette di assistere, con la stessa frequenza, ad episodi in cui si fa un uso esplicitamente sessista del linguaggio.

Secondo questa ricerca, più di una ragazza su tre (37%) nelle scuole secondarie miste ha dichiarato di essere stata molestata sessualmente a scuola e il 24%  ha detto di aver subito un contatto fisico indesiderato di natura sessuale. Anche l’uso del linguaggio sessista e misogino è risultato molto diffuso a scuola e il 66% delle ragazze dice di aver assistito o sperimentato su di sé l’uso e gli effetti di questo linguaggio offensivo.

Il problema è così comune, sostiene la ricerca, che le studentesse generalmente non lo segnalano. Solo il 14% di coloro che hanno subito molestie sessuali ne ha parlato con un insegnante e, ancor meno di loro, il 6%, ha riferito di essere stata apostrofata con linguaggio sessista.

Non è tutto: anche le insegnanti di sesso femminile, intervistate per questa ricerca, hanno lamentato molestie sessuali da parte degli alunni. “Sono stata fischiata mentre cercavo di insegnare, e ho avuto anche un caso estremo in cui un ragazzo mi ha premuto i genitali contro la schiena per intimidirmi“, ha detto una prof ai ricercatori.

Lo studio ha rilevato che il 64% degli insegnanti della scuola secondaria era incerto o inconsapevole di qualsiasi politica o pratica da seguire nella propria scuola per prevenire il sessismo e solo il 20% pensava di aver ricevuto una adeguata formazione per riconoscere e affrontare il sessismo nel periodo di formazione all’insegnamento.

L’indagine riecheggia le scoperte di uno studio del 2008, in cui le ragazze erano risultate le maggiori vittime di molestie, infastidite non solo dai compagni di scuola, ma anche dal personale dipendente della scuola (inclusi gli insegnanti). Lo studio asseriva che, sebbene fossero le ragazze a subire più frequentemente le molestie, il solo frequentare una classe in cui si assiste a questo genere di comportamenti, influenza negativamente anche la realtà e la serenità dei coetanei maschi, creando un clima negativo che incide sia sul piano della salute psicologica, sia su quello del rendimento scolastico.

In uno studio del 2013 sono state identificate le molestie sessuali maggiormente presenti nelle scuole: esse sono state definite come verbali, non verbali e fisiche. Il tipo più comune di molestia è risultato essere quella verbale, seguita da quella di tipo fisico e non verbale. E’ utile riportare queste definizioni, per fare maggiore chiarezza sul concetto di molestia, che alcuni potrebbero ancora confondere con l’innocente scherzo.

Le molestie sessuali “verbali” riguardano l’umorismo sessuale indesiderato, i pettegolezzi sessuali,
i soprannomi con riferimenti sessuali, gli insulti omofobici, la  valutazione di parti del corpo altrui, la pressione per avere rapporti sessuali e le molestie sessuali fatte attraverso telefono.

Le molestie sessuali “non verbali”  riguardano comunicazioni sessuali scritte indesiderate (note, messaggi di testo, lettere, chat), espressioni o gesti sessuali indesiderati, esposizione di parti intime del proprio corpo e visione forzata di immagini sessuali.

Le molestie sessuali “fisiche” riguardano il toccare o lo sfiorare sessualmente qualcuno, strappare i suoi vestiti o avere contatti sessuali indesiderati, come baci e altri contatti forzati.

Quante ragazze, anche oggi, possono dire di non aver mai dovuto fronteggiare questo tipo di molestie? Quante ragazze (e ragazzi) hanno assistito a questi comportamenti sulle loro compagne di classe o sulle loro insegnanti? E’ per tutte queste ragioni che l’hashtag #MeToo è stato ed è importante, anche al di fuori dell’ambiente dello spettacolo e nello specifico nella scuola affinché, sulla scia dello scandalo Harvey Weinstein, anche le studentesse e le insegnanti molestate sessualmente si sentano incoraggiate a denunciare i comportamenti dei loro molestatori, contribuendo ad una tardiva ma indispensabile rivoluzione del costume, in cui i valori e le credenze che consentono ancora oggi l’esistenza e l’impunità delle molestie sessuali vengano estirpati alle loro radici: a scuola, appunto, dove tutto si impara della vita, nel bene e nel male.

Dr. Giuliana Proietti

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Pexels

Pubblicato anche su Huffington Post

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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