L’ultima nascita – Recensione

L'Ultima nascita

Con un bellissimo titolo, “L’ultima nascita” (Sottotitolo “Psicologia del morire e Death Education”) è da poco uscito l’ultimo libro scritto dall’amica e collega Ines Testoni, che insegna Psicologia Sociale e Psicologia delle relazioni di fine-vita, perdita, morte presso l’Università di Padova, dove dirige anche il master Death Studies and The End of Life. L’autrice ha pubblicato già numerosi libri ed anche su psicolinea nel 2010 abbiamo avuto il piacere di pubblicare un’intervista con lei, cercando di saperne di più sulla sua attività.

Il libro, pubblicato da Bollati Boringhieri, è sicuramente destinato ad un pubblico colto e curioso, capace di cogliere i numerosi richiami non solo alla psicologia, ma anche alla filosofia, a partire dalla significativa prefazione, scritta dal filosofo Emanuele Severino, di cui la Testoni è stata allieva.

Sin dalle prime pagine, il libro non manca di sorprese… Come ad esempio nella dedica, rivolta non solo al Prof. Severino, cosa abbastanza prevedibile, ma anche a Papa Francesco (papa scritto in minuscolo nella dedica, non credo per una svista editoriale). Il perché di questa dedica lo si scopre nelle ultime parole del libro (visto che non si tratta di un giallo, spero di non rovinare la sorpresa al lettore), quando la Testoni scrive: ” (…) l’attuale pontefice sembra voler recuperare la forza di un cristianesimo originario, che in quanto tale non può che essere rivoluzionario, quindi fortemente innovatore, anche all’interno della Chiesa”. L’Autrice dunque auspica la revisione del processo d’inquisizione che l’ex Sant’Uffizio ha intentato contro il filosofo Severino, conclusosi nel 1970 con la sua condanna. Dal punto di vista dell’autrice “se il cristianesimo, parimenti all’ebraismo e all’islam, è portatore di un messaggio di verità, non può mostrarsi incapace di rintracciare una teologia che veda nell’indicazione severiniana un nuovo fondamento. Finora la logica inquisitoria e i tentativi di confutazione non hanno portato alcun risultato. E se si cambiasse direzione?”

Prima ancora di entrare nel merito delle posizioni di Ines Testoni sulla morte e sugli studi sulla morte (i Death Studies), conviene dunque riassumere la posizione  di Severino sull’argomento (ampiamente illustrata da Ines Testoni nel suo libro).

Severino affronta il problema dell’essere e ricorda che “l’uomo soffre per quel che crede di essere, e se crediamo di essere mortali la sofferenza è, oltre che atroce, inevitabile”. Tutto nasce a partire dagli antichi greci, in particolare dal pensiero di Parmenide: l’insegnamento di questo filosofo infatti (che Platone definisce “venerando e terribile”, bianco di capelli, bello e di nobile aspetto) avrebbe aperto (al condizionale, perché non tutti i filosofi la pensano come Severino), per la prima volta ed in forma irripetibile, l’opposizione assoluta tra l’essere e il nulla, significando l’impossibilità dell’essere di non essere. Da qui – dice Severino – hanno preso origine due modalità di pensiero: il sentiero del giorno e il sentiero della notte.

La storia dell’Occidente rappresenterebbe il cammino compiuto nella seconda direzione. Parmenide infatti, per mantenere fermo il concetto dell’eternità identica a se stessa ed immutabile di fronte ai tanti fenomeni della vita, ha stabilito che il mondo è illusione. E’ da qui che, secondo Severino nasce il sentiero della notte, che chiama “nichilismo”. Platone e Aristotele hanno diviso in due dimensioni assolutamente distinte l’essere: quella meta-fisica, cui compete l’eternità e l’assolutezza pensata da Parmenide (il divino) e quello che da essa deriva, cioè tutto ciò che diviene, entro cui inscrivere le trasformazioni dell’esistenza e la condizione mortale. Il mondo ha cominciato ad essere rappresentato come territorio del divenire, che oscilla tra l’essere e il nulla, all’interno di un metafisico cielo di stelle fisse in cui consiste il divino assoluto e immutabile. Le cose dunque (fra cui anche gli esseri umani) sono quelli che vengono dal nulla e ad esso ritornano, cioè permangono nell’essere per il tempo che il divino ha permesso.

A questa “essenza” il monoteismo ha fatto corrispondere il concetto di “anima”, quello che ci caratterizza e che permane identica a se stessa nelle diverse trasformazioni della vita, oltre la morte. L’anima, partecipe dell’assoluto, è ciò che viene da Dio e che vi torna, in quanto coessenziale a lui.

Questo rappresentare gli esseri umani come “cose” del mondo, divenienti, che possono essere in qualsiasi momento annientati dalla morte è stato interiorizzato dalle religioni monoteistiche, le quali hanno attribuito al Dio unico le caratteristiche descritte da Parmenide. Per Severino, quindi, tutta la cultura occidentale è basata sull’errata convinzione che l’essere possa diventare un nulla. Con il progressivo sviluppo della scienza inoltre, l’anima è passata dalla dimensione trascendente a quella naturale: oggi infatti, attraverso la scienza, ci occupiamo dell’antico concetto di anima attraverso lo studio della mente e del cervello (la stessa parola “psicologia” viene dal greco psichè, cioè anima, soffio vitale).

Se l’essere umano sporge dal nulla e a questo stato tornerà dopo la morte, non può che insorgere la paura angosciante della morte. E’ la morte il pensiero più difficile da accettare per l’essere umano che, a differenza degli altri animali , è consapevole della sua morte, grazie alla sua intelligenza, che è ciò che maggiormente lo caratterizza.

Il nichilismo tradisce dunque per Severino le origini del pensiero occidentale, il quale indica la verità (l’Epistème greco, che significa «stare», «porre», «stabilire»; quindi, «capace di tenersi in piedi da sé», ovvero la conoscenza certa e incontrovertibile delle cause e degli effetti del divenire, cioè di quel sapere che si stabilisce su fondamenta certe, al di sopra di ogni possibilità di dubbio attorno alle ragioni degli accadimenti) in ciò  che è impossibile che non sia.

Dato che l’essere è, e non può mai diventare un nulla, «ogni essente è eterno». Ogni cosa, ogni pensiero, ogni attimo sono eterni. Le cose (o enti) entrano ed escono da quello che Severino chiama cerchio dell’apparire: quando un ente esce dal cerchio dell’apparire, non diviene un nulla, ma si sottrae semplicemente alla vista. 

Bisogna dunque “ritornare a Parmenide“, correggere  il divenire così come lo intende Platone: uscire dal nulla e tornare nel nulla non è affatto evidente. Da qui si potrà proseguire su una via (quella indicata da Parmenide, il “sentiero del giorno“) diversa da quella imboccata dal pensiero occidentale con Platone e che Severino sviluppa, ritenendo che l’errore nichilistico commesso all’interno del sentiero della notte, che nega al mondo l’eternità ed identifica l’ente con il nulla, affermi l’impossibile.

Ogni essente, in quanto ente, è assolutamente opposto al nulla e non ci può essere né un tempo né uno stato in cui un ente non sia: l’essere non può essere nulla, in quanto è. Questa contraddizione costituisce la “follia essenziale” del pensiero occidentale, che si annida non solo nella filosofia, ma anche nella scienza e nella tecnica.

La Testoni si augura che il sentiero del giorno cominci ad apparire e che dunque emergano nuovi campi di studio, anche per quanto riguarda la psicologia e la tanatologia, partendo dal concetto che siamo “necessariamente eterni”, “salvi” (da sempre!) perché l’essere non può non essere e dunque siamo “destinati all’eternità”, anche se non abbiamo ancora parole per spiegare che “l’eternità non può esserci negata”. Alcune correnti psicologiche, come la corrente positiva, osserva però la Testoni, cominciano ad interessarsi seriamente a questo principio.

Da questa premessa teorica nasce la trattazione della Death Education e i Death Studies (piccola digressione personale: ma perché, mi chiedo, non parlare in italiano di Educazione alla morte o Studi sulla Morte, visto che l’obiettivo è parlare esplicitamente del senso del morire e delle sue implicazioni etiche, psicologiche, morali, sociali, culturali e pedagogiche? Capisco il bisogno di aderire ad una corrente di studi internazionale, ma occultando la parola “morte” mi sembra che si stia celebrando proprio quel tabù storico e culturale che ci si propone di combattere…)

La Testoni vede la”Death Education” come un modo per educare alla morte, soprattutto nel contesto scolastico, per imparare a gestire le difficoltà emozionali relative alla perdita, permettendo a bambini e adolescenti  di attivare strategie di coping e resilienza di fronte alle difficoltà della vita. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la “DeEd” sembra sia molto diffusa, a partire da primi progetti pilota condotti negli anni settanta.

Una buona DeEd, dice la Testoni, permette alle persone di diventare adulte e responsabili: per un’esistenza genuina e consapevole è infatti importante integrare il concetto della morte nella vita reale, in particolare in tre tipi di prevenzione:
1) memento mori – insegnamento sulla ricerca di senso della morte, su atteggiamenti per affrontare il tema della finitudine, in qualsiasi età della vita;
2) ars moriendi – prendere consapevolezza di come si vuole morire o accompagnare chi sta morendo;
3) trasformazione sana del cordoglio in lutto, per gestire la perdita di una persona cara.

I Death Studies (DeSt) indagano invece le espressioni dell’incontro con la morte, analizzando il rapporto fra terrore e rimedio. Questi studi si interessano in particolare degli atteggiamenti che le persone hanno nei confronti della morte nelle diverse culture, religioni e credenze. In questo composito scenario i contenuti che hanno avuto migliore successo sono stati quelli che si sono concentrati sulla vita, nonostante la cognizione della morte, conferendo senso alla vita, malgrado la fatica e il dolore del vivere.

I capitoli del libro riguardano la Death Education di fronte ai dilemmi etici, nell’età evolutiva, nell’educazione spirituale, nell’affrontare le illusioni ed infine un capitolo è dedicato interamente al lutto.

Concludendo, si tratta di un libro assolutamente interessante (non sempre facile, come si è capito), per chi volesse approfondire il tema della morte (“la regina di tutti i terrori”) e seguire il suggerimento ricordato da Freud durante la prima guerra mondiale: Si vis vitam, para mortem.

Dr. Giuliana Proietti

Testoni Ines, L’ ultima nascita. Psicologia del morire e «Death Education», € 23,40, 2015, XVII-180 p., brossura, Bollati Boringhieri  (collana Programma di psic. psichiat. psicoter.)

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa
ANCONA FABRIANO CIVITANOVA MARCHE
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