Stereotipi razzisti negli USA

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Stereotipi razzisti negli USA

Cis- Fiss SessuologiaDr. Giuliana Proietti
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Dr. Giuliana Proietti
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Ultimo aggiornamento: Lug 5, 2021 @ 17:06 

Dall’uccisione di George Floyd, milioni di persone in America sono scese in strada, sono state abbattute statue, alcuni leader sono stati licenziati e costretti a dimettersi e gli attivisti contro il razzismo hanno guadagnato molto terreno. Ciò nonostante, il razzismo è ancora molto diffuso.

Negli Stati Uniti, la polizia spara e uccide i neri con probabilità due volte e mezzo superiore rispetto ai bianchi, e la disparità tra latinoamericani e bianchi è quasi altrettanto alta: le uccisioni dei latini sono circa 1,8 volte più frequenti.

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La cosa interessante da sapere è che non sono solo gli ufficiali bianchi a uccidere le minoranze di colore. I ricercatori che hanno compilato un database di sparatorie tra agenti hanno scoperto che  anche gli agenti di polizia appartenenti alle minoranze riflettono la cultura razzista che si vive nella società statunitense.

I risultati di cui sopra fanno eco al movimento antirazzista avanzato dallo storico Ibram Kendi, che ha recentemente affermato :

“Puoi essere qualcuno che non ha intenzione di essere razzista, ma poiché sei condizionato da un mondo che è razzista e da un paese che si basa su un razzismo anti-nero, tu stesso puoi perpetuare quelle idee”.

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Una caratteristica importante della mente umana è la sua capacità di consolidare e organizzare enormi quantità di informazioni in categorie. La categorizzazione consente di creare scorciatoie (o schemi) mentali che accelerano il processo decisionale riguardo alle scelte da fare. In tal modo, si è in grado di prendere decisioni più rapide senza riconsiderare troppe volte i flussi di informazioni.

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Gli schemi consentono di ridurre la quantità di energia spesa nel processo decisionale, classificando il mondo in forme semplificate e trasferibili, meglio conosciute come stereotipi .

Fu Lippmann (1922) a definire lo “stereotipo” come una forma di percezione sociale che impone alcuni modi di vedere agli altri.  Detto in altre parole, gli stereotipi rappresentano delle credenze condivise, che vengono trasmesse fra i membri di un medesimo gruppo e accettate acriticamente, data la credibilità della fonte da cui vengono apprese (es. genitori, sacerdoti, personaggi di cultura, ecc.). I membri dei gruppi dominanti usano spesso gli stereotipi per mantenere il loro potere politico e il controllo sociale, offrendo così una razionalizzazione per il maltrattamento dei gruppi emarginati. I soggetti colpiti da stereotipi vengono spesso disumanizzati: per la razza cui appartengono, i valori, i comportamenti, la religione che professano ecc.

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Il comportamento basato sulla categorizzazione è stato ampiamente “adattivo” nel corso della storia umana. Quando si viveva in piccoli gruppi, in condizioni ancestrali, individuare alleati o potenziali nemici era fondamentale per la sopravvivenza. Nel mondo moderno, tuttavia, queste scorciatoie mentali hanno un lato molto oscuro.

Gli schemi, infatti, sono fondati su insegnamenti culturali. Sono nutriti dall’educazione, dai mentori, dai film e dagli spettacoli che si guardano e dall’ambiente fisico. Quando si tratta di razza ed etnia, gli schemi incarnano le associazioni positive e negative che la società insegna sui diversi gruppi razziali ed etnici.

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Le raffigurazioni storiche degli afro-americani, ad esempio, sia uomini sia donne, spesso ricadono in tre categorie: paragone con gli animali, devianza sociale e malvagità. Si tende a sottovalutare e a ridicolizzare i tratti del viso, i tratti di personalità e il modo di mangiare degli afro-americani.

Questo genere di stereotipi sono stati rappresentati in personaggi popolari come “bunny jungle”, “Rastus”, “Mammy” e “Zio Tom” (Levinthal e Diawara, 1998). Ad esempio, lo “zio Tom”, il personaggio del romanzo di Harriet Beecher Stowe del 1852 , La capanna dello zio Tom, è lo stereotipo della persona che si comporta in maniera servile nei confronti dei bianchi.

Vi sono poi altri termini come “coniglio della giungla “, o “scimmia”: stereotipi che si riferiscono alla pigrizia, alla pelle scura, ai capelli ricci e a caratteristiche di alcuni animali, come ad esempio le scimmie o gli scimpanzè (vedi elenco termini razzisti, come ad esempio goombah, cioè “compare” in italiano, o “cumpà”, come si dice al sud).

Le caricature esagerano i tratti del viso, come occhi, naso e denti, oltre alle spalle sproporzionatamente elevate, che rafforzano l’immagine di un soggetto per metà umano e per metà animale. Tali personaggi vengono rappresentati come spesso brutali, selvaggi e non particolarmente intelligenti o essenziali per la società. Altre immagini comuni riguardano gli afroamericani che mangiano cocomero, pollo fritto e frattaglie (Counihan & Van Esterik, 1997).

Durante l’epoca della schiavitù, questi cibi erano considerati indesiderabili perché piacevano agli schiavi,  o perché venivano dati loro come  “avanzi” (così come oggi si fa ancora per gli animali).

Negli anni ’80 e ’90, gli stereotipi relativi a uomini neri riguardavano criminali violenti, spacciatori di cocaina e crack, tossicodipendenti, senzatetto e persone del sottoproletariato (Drummond, 1990; Entman, 2000).

Strudler e Schnurer (2006) hanno scoperto che i media ritraevano gli atleti neri come devianti, sia nella loro vita privata che sul campo. Billings (2003) fa ad esempio notare che il razzismo non era evidente quando il golfista Tiger Woods vinceva i tornei più importanti, ma quando non era più una persona di successo è stato più facile criticarlo, definendolo come il “tipico” atleta nero, deviante e egocentrico.

Esiste anche un test online che esamina i pregiudizi impliciti nell’atteggiamento nel contesto della razza e dell’etnia.

I risultati mostrano che i bianchi americani hanno associazioni maggiormente positive per gli altri bianchi americani di quanto non facciano per i neri. La ricerca dello psicologo Brian Nosek e colleghi mostra che i neri americani riportano atteggiamenti consapevoli, o espliciti, che sono maggiormente positivi verso altri individui neri che verso i bianchi. Tuttavia, gli stessi partecipanti neri mostrano associazioni implicite maggiormente positive verso gli individui bianchi che non verso i neri, dimostrando così come i pregiudizi razziali impliciti influenzino allo stesso modo i membri dei gruppi di maggioranza e di minoranza.

Lo psicologo B. Keith Payne ha studiato come i pregiudizi impliciti possono avere conseguenze mortali. Lui e i suoi colleghi hanno chiesto a dei volontari di riprodurre una simulazione al computer in cui si spara a persone con armi mentre ci si astiene dallo sparare a persone con oggetti innocui, come uno strumento manuale.

In più studi si è visto come i partecipanti abbiano significativamente maggiori probabilità nella simulazione di sparare a uomini neri che tengono oggetti innocui rispetto agli uomini bianchi che tengono le stesse cose. In questi studi, i partecipanti neri commettono gli stessi errori mortali delle loro controparti bianche.

A livello individuale, si può cercare di abbattere stereotipi pericolosi introducendo nella mente  rappresentazioni più accurate della realtà sociale, che è fortemente diseguale .

Negli Stati Uniti occorrerebbe evitare la segregazione razziale presente nelle scuole americane e dei quartieri, che sono profondamente divisi secondo gli aspetti razziali ed etnici e su un’equa rappresentanza negli uffici politici , dove le minoranze continuano ad essere gravemente sottorappresentate.

Già nel 1980, Gitlin concludeva il suo studio sull’argomento dicendo che coloro che occupano posizioni di potere non cercano direttamente di mantenere lo status quo: “Il compito viene lasciato a scrittori, giornalisti, produttori cinematografici e insegnanti, burocrati e artisti organizzati all’interno dell’apparato culturale nel suo complesso“. Gli interessi economici, le ideologie dominanti, il potere politico si servono dunque dei media (Parenti, 1986 e Chomsky e Herman, 1988).

In questo modo tutti, indipendentemente dalla propria razza ed etnia, possono sviluppare pregiudizi impliciti che alimentano stereotipi, comportamenti prevenuti e discriminazione.

Dr. Giuliana Proietti

Giuliana Proietti psicologa

Fonti:

New Media-Same Stereotypes: An Analysis of Social Media Depicitions of President Barack Obama and Michelle Obama, New Media and Culture

https://theconversation.com/american-society-teaches-everyone-to-be-racist-but-you-can-rewrite-subconscious-stereotypes-14167 6

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