Storia dell’ipnosi: Mesmer e il magnetismo animale

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MesmerA sinistra F. A. Mesmer

Come si sa, l’ipnosi è una condizione psichica, eteroindotta o autoindotta (in questo caso si parla di ‘autoipnosi’) caratterizzata da uno stadio intermedio fra la veglia e il sonno, denominato trance. Durante lo stato di trance, l’individuo subisce un affievolimento delle capacità critiche, perde consapevolezza e contatti con la realtà, essendo la sua attenzione interamente captata dalle richieste verbali o dagli ordini dell’ipnotista. Dopo la trance, l’individuo torna ad una condizione normale, che è però accompagnata da amnesia.L’ipnosi era nota e praticata sin dall’antichità presso le popolazioni dei paesi orientali, ad opera degli sciamani. In Europa è stata riscoperta e riproposta da F.A. Mesmer(1734-1815) il quale, attraverso opportune tecniche fisiche, ipotizzava la possibilità di far passare un fluido magnetico dall’ipnotizzatore all’ipnotizzato. Questo fluido fu chiamato dallo stesso Mesmer ‘magnetismo animale’.

Franz Anton Mesmer era tedesco, esperto di alchimia e di esoterismo, musicista ed anche affiliato alla massoneria. Si laureò a Vienna in medicina, dopo di che esercitò la libera professione, operando in Austria, Germania e Francia. A seguito di alcuni successi terapeutici ottenuti attraverso l’applicazione di calamite sulle parti malate del corpo dei suoi pazienti, Mesmer si convinse che lo stato di salute di una persona dipendeva dalla circolazione nel corpo umano di una particolare energia paragonabile al magnetismo.

Malattie e disturbi erano dunque, secondo questa teoria, dei sintomi clinici dell’alterazione della circolazione del fluido magnetico nel corpo. Attraverso l‘applicazione di calamite si faceva aumentare la carica magnetica del malato, sbloccando gli ostacoli alla circolazione del fluido. Col tempo Mesmer ampliò ulteriormente questa teoria: il fluido divenne un materiale sottile onnipresente, capace di dare energia vitale a tutto l’universo, in particolare ai corpi animati (da qui il termine ‘magnestismo animale’).

Mesmer era dunque partito dall’intuizione del potere magnetico della calamita, ma in seguito osservò che non solo le calamite, ma anche alcune persone erano particolarmente cariche di magnetismo, tanto da riuscire a ‘magnetizzare’ altre persone o pazienti, con risultati ancora migliori di quelli ottenibili con le calamite.

Il suo metodo si sviluppò allora attraverso imposizioni di mani irraggianti energie benefiche, bagni collettivi in grandi tinozze contenenti “acque magnetizzate”, e induzione di stati di coscienza alterati, che definiva ‘sonnambulismo artificiale’.

Da quanto detto si capisce perché Mesmer sia stato considerato il precursore dell’ipnosi, della psicoterapia moderna e della psicologia del profondo; d’altro canto però, le sue pratiche, poco dissimili dalla magia, anticiparono anche quello che poi sarebbe divenuto lo spiritismo.

Malgrado le sue fragilissime basi scientifiche, il mesmerismo conobbe una stagione di successo enorme, soprattutto negli ambienti nobiliari e altoborghesi di Parigi, città in cui Mesmer si era trasferito attorno al 1775. (Mozart, che aveva conosciuto Mesmer in gioventù, mise in scena nell’opera “Così Fan Tutte” una parodia della terapia magnetica, nella quale un finto medico cura con una calamita due finti malati che avevano finto di essersi avvelenati per amore).

Mesmer fu uno degli uomini più controversi della sua epoca, oggetto allo stesso tempo di lodi appassionate e di accuse feroci, indicato di volta in volta come genio della guarigione e come sfacciato ciarlatano. Del resto aveva delle reali competenze mediche, oltre che un profondo intuito psicologico, a cui affiancava fascino personale e doti da imbonitore, per cui era difficile inquadrarlo nell’una o nell’altra categoria.

Il re Luigi XVI nominò una commissione (1785) di scienziati per indagare sulle teorie di Mesmer: ne facevano parte l’astronomo Bailly (la teoria di Mesmer era nata dall’ipotesi di presunti influssi astrali), il chimico Lavoisier e Benjamin Franklin, che all’epoca era ambasciatore degli Stati Uniti in Francia. La commissione, nella relazione pubblica che seguì lo studio, ritenne impossibile riscontrare prove scientifiche dell’esistenza del magnetismo animale e della natura magnetica delle malattie o della terapia di Mesmer. In un’altra relazione, non resa pubblica, sollevava invece il dubbio che l’intenso rapporto, anche fisico, tra il magnetizzatore e le sue pazienti fosse dovuto a tecniche di seduzione da parte del ‘magnetizzatore’.

L’ipotesi del magnetismo formulata da Mesmer non era del tutto originale ma raccoglieva, a sua volta, varie idee precedenti: l’influsso astrale sulla fisiologia e sulla patologia appartiene a molte medicine antiche, tra le quali anche quella greca (e rimane nel linguaggio medico moderno con l’influenza). All’epoca sembrava ragionevole che, come la Luna causava le maree, cosi’ potesse alterare il flusso dei liquidi corporei.

Dopo il resoconto critico della commissione reale e la fuga di Mesmer da Parigi (dove era stato bollato come ciarlatano), il suo allievo Puysegur pervenne alla conclusione che le terapie magnetiche non si appoggiavano su fenomeni fisici, ma avevano natura psicologica. Investigò a lungo lo stato psicologico del soggetto sottoposto alla magnetizzazione e lo definì sonnambulismo.

Nel 1842, l’inglese J. Braid (1795-1860) propose una spiegazione del fenomeno a livello neurologico (coniando il termine neuroipnologia, dal quale deriva l’attuale termine ‘ipnosi’) ed inaugurando il metodo dell’induzione verbale.

L’ipnosi continuò ad essere praticata nei teatri per fare spettacolo, ma rimase anche, dimenticata, in alcuni libri di medicina…

Fino a quando il neuropatologo francese J. M.Charcot, direttore della clinica neurologica della Salpétrière a Parigi non la adottò per la terapia delle nevrosi, riscattandola dall’oblio e dalla cattiva reputazione, con il suo prestigio personale.

Per la cronaca, Mesmer morì nel 1815, quasi dimenticato.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Fonte: Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, ed. It. Boringhieri, Torino, 1977
Galimberti, Dizionario di psicologia, De Agostini

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