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Quando la psicoterapia è più un male che un bene

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Quando la psicoterapia è più un male che un bene

psicoterapia

In un articolo apparso sul New York Times, si parla di quei pazienti che intraprendono una psicoterapia e che, invece di sentirsi meglio, vanno sempre peggio.
Una psicoterapia, in effetti, dovrebbe dare dei risultati significativi, anche lievi, già nei primi sei mesi di cura; se non vi fosse alcuna forma di miglioramento, ma si ha fiducia nel proprio terapeuta è un comportamento intelligente decidere di aspettare altri sei mesi.

Dopo un anno di terapia però, se il paziente non si sente affatto meglio e non si è raggiunto nemmeno uno degli obiettivi che si desideravano raggiungere attraverso la terapia, è lecito chiedersi se il problema non sia lo psicoterapeuta stesso, o anche la qualità della relazione terapeutica stabilita con lui/lei, che è evidentemente sbagliata.
Probabilmente c’è qualcosa che non funziona.

In America i trattamenti durano anni (e spesso questo succede anche da noi), ma soprattutto sono frequentissimi e talvolta dettati da semplice abitudine. Quando per qualsiasi cosa, anche la più banale, si comincia una terapia, si potrebbe incorrere nello sviluppo di una vera e propria dipendenza dal terapeuta. E’ ovvio che in questi casi, paradossalmente, smettere la terapia può avere maggiore efficacia terapeutica che continuarla: scoprire di potercela fare da soli dopo anni e anni di sedute improduttive e di risultati mancati, può far riacquistare fiducia in sé stessi e nelle proprie possibilità di autodeterminazione.
A volte dunque, conclude l’articolo citato, il miglior trattamento è non farne alcuno. Ed è vero, aggiungiamo noi, ma anche in questo ci vuole misura.
Infatti, quando ci si trova in un tunnel e non si vedono vie d’uscita; quando le riflessioni sono tante, ma le strategie di soluzione del problema cominciano a scarseggiare, quando le energie calano, perché tutte assorbite dalle frequenti quanto inutili ruminazioni cerebrali, la soluzione sta nello scegliere di andare in terapia.

Il terapeuta infatti vede le cose in modo distaccato, professionale, conosce quali sono i limiti del paziente nel suo modo di affrontare la realtà e può dare dei suggerimenti e/o delle interpretazioni che il paziente da solo non riuscirebbe a darsi.

Dunque, la soluzione va cercata SOLO quando si capisce che non ce la si può fare da soli, ma occorre poi dare tempo al terapeuta perché possa lavorare. Quanto tempo? Dipende: dai metodi utilizzati, dalla gravità del problema, dall’impegno che ci mette il paziente nel voler guarire.
Se dopo 6 mesi/un anno non ci sono miglioramenti significativi, neppure lievi, è meglio cambiare terapeuta o riprovare a farcela da soli (senza però perdere la fiducia nella terapia psicologica: un altro terapeuta potrebbe ancora fare miracoli!)

Infine, occorre ricordare che gli psicologi/psicoterapeuti non servono solo per le terapie, ma anche per le consulenze: a spot, quando servono. Non c’è bisogno di essere ‘matti’ per andare da uno psicologo: basta essere infelici e desiderare fortemente la soluzione dei propri problemi

Dott.ssa Giuliana Proietti

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
Psicoterapeuta Sessuologa
ANCONA FABRIANO CIVITANOVA MARCHE
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4 risposte

  1. Massimo ha detto:

    Salve,
    se io avessi, ad esempio, la fobia delle galline, non sarebbe un problema andare dallo psicologo perché solitamente non riceve in un pollaio.
    Invece il mio problema è la fobia sociale, anzi, per essere preciso, la fobia del dialogo. Inoltre balbetto e arrossisco. Questo ha reso inefficace su di me una serie di terapie. Purtroppo tutte sono basate sul dialogo, quindi io faccio quasi scena muta…e fallisco.
    Ho provato anche qualche autoterapia di vario genere ma senza risultati.

  2. Federico ha detto:

    Ne ho girati 4 in 8 anni … Con l’utima sono 4 anni e , si qualcosina è migliorato ma veramente poca roba. Sto nuovamente pensando di lasciar stare … Ma secondo voi con quale fiducia mi posso recare da un’altro psicoterapeuta? Aspettare altri mesi/anni per niente. Credo che mi recheró da uno psichiatra per tamponare con i medicinali che non saranno una soluzione ma nemmeno , almeno nel mio caso, una totale perdita di tempo e denaro

  3. Francesco ha detto:

    Io purtroppo ho dovuto cambiare ben 3 psicoterapeuti.. e la quarta a cui mi sono rivolto spero saprà aiutarmi definitivamente..

    • Angela ha detto:

      A volte quando si cambiano psicoterapeuti,è perché si fa sempre lo stesso errore,e cioè scegliere quello sbagliato.Se le posso dare un consiglio nel momento in cui la prossima volta le capita nuovamente di sentire il bisogno di cambiare,resti un’altro po e si sfidi a capire perché non le va bene quello che ha di fronte.Quando lo avrà capito sarà in grado di scegliere quello giusto.
      Cosa avevano in comune le 3 psicoterapeute di prima?

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