Federico Garcia Lorca 150x150 Federico Garcia Lorca

 

di Redazione

Federico Garcia Lorca è un poeta universale, ma è anche un simbolo della Spagna ed in particolare dell’Andalusia, entrambe descritte meravigliosamente nelle sue poesie e nel suo teatro, in una forte compenetrazione fra sogno e realtà, canti gitani, surrealismo. Ma Lorca è un mito anche perché è stato ucciso a soli 38 anni, senza processo, durante la guerra civile spagnola.

Era nato a Fuente Vaqueros, presso Granata, nel 1898, da una famiglia benestante di proprietari terrieri. La madre, Vicenta, era una donna colta ed intelligente: fu lei che insegnò a Federico a cantare e a suonare il piano. Il piccolo Federico aveva qualche lieve difetto fisico (una gamba leggermente più corta dell’altra ed i piedi piatti), ma questo non condizionò negativamente la sua infanzia, che fu allegra, condivisa con un clan familiare numerosissimo.

Sin da bambino Federico si dilettava ad allestire delle rappresentazioni in giardino: prima i riti della Chiesa, che tanto lo affascinavano e poi teatri di marionette, come aveva visto fare nella sua città. In seguito la famiglia si trasferì a Granada dove Federico fu iscritto in una scuola di religiosi. Non andava bene, anzi era addirittura il peggiore della classe: non per intelligenza, quanto per assoluta mancanza di interesse, tranne che per le lezioni di pianoforte, con lo stimatissimo maestro Antonio Segua. Anche in seguito, presso l’Università di Granada, facoltà di Filosofia, cui si era iscritto nel 1915, il rendimento scolastico era assai mediocre. Invece che sui libri di scuola, Federico preferiva trascorrere il suo tempo presso il Centro avanguardista “El Rinconcillo” (“L’Angoletto”), che si riuniva presso il Café de la Alameda. Tra gli altri amici del circolo, c’era anche Melchor Fernández Almagro, futuro critico teatrale e saggista, che rimase per sempre suo amico del cuore.

Malgrado la pubblicazione del suo primo libro di 69 poesie, Federico comprese presto che non era lettere la facoltà che avrebbe dovuto scegliere, per cui decise di iscriversi a giurisprudenza. Cominciò intanto a leggere pubblicamente le sue poesie, facendosi accompagnare da due chitarristi: : Manuel Jofré e Andrés Segovia.
I genitori di Federico non erano contenti del figlio e non perdevano occasione per dirgli che stavano spendendo capitali per lui, che perdeva solo tempo e non riusciva a laurearsi. Alla fine, sperando in migliori risultati, accettarono di trasferire Federico presso l’Università di Madrid: era il 1919 e Federico aveva 21 anni.

Presso la prestigiosa Residencia de Estudiantes, punta di diamante dell’insegnamento liberale e di ampi orizzonti della Spagna dell’epoca, Federico ritrovò i vecchi amici del ‘rinconcillo”, fra cui Melchor e conobbe altri ragazzi, che poi sarebbero diventati famosi esponenti del surrealismo, come Salvador Dalì, Luis Buñuel, Rafael Alberti (la famosa ‘generazione del 27’). A Madrid Federico, più che studiare, organizzava spettacoli teatrali e leggeva le sue poesie in pubblico. Montava nel frattempo l’antipatia verso la chiesa Cattolica e verso i monaci, che Federico considerava dei nevrotici su base sessuale. Oltre a Shakespeare, di cui era appassionato, in questo periodo leggeva autori quali Tagore, Wilde, Maeterling, Ibsen, Strindberg, e altri testi di filosofia indiana.

Nel 1922, insieme col compositore Manuel de Falla, promosse il progetto del primo festival del cante jondo, il canto zingaresco tipico della Spagna meridionale che tanta influenza era destinato ad avere sulla sua poesia.
Quanto alla vita privata, Federico aveva un modo di fare molto ammanierato, non aveva fidanzate e non frequentava case di appuntamento, per cui cominciarono a circolare voci sulla sua omosessualità. Federico non amava parlare dell’argomento nemmeno con gli amici più intimi. ‘Io e te abbiamo chiuso’ rispose all’amico Buñuel, quando questi gli chiese spiegazioni. Gli studi, anche a Madrid, andavano male e la famiglia del poeta cominciò ad arrabbiarsi seriamente. Lui rispondeva: “Non ho la colpa di molte mie cose. La colpa è della vita, delle lotte, delle crisi e dei conflitti morali che vivo”.

Sul fronte della produzione letterarale invece, le cose andavano meglio. Nel 1928 uscì Romancero Gitano, raccolta di 18 poesie composte tra il ’24 e il ’27, che lo rese famoso in Spagna ed in America Latina (più tardi anche in Francia e negli Stati Uniti). Diceva Lorca: “È il poema dell’Andalusia. Lo chiamo gitano, perché il gitano […] conserva la brace, il sangue e l’alfabeto della verità andalusa e universale”, In questo libro infatti Lorca descriveva gli zingari che aveva conosciuto da ragazzo nella sua città. La più famosa poesia di questo periodo è la ‘Ballata del sonnambulo’ che racconta la storia di uno zingaro ucciso dalla polizia prima che possa raggiungere la sua amante e la ‘Ballata della guardia civile spagnola’ nella quale racconta, fra tante brillanti metafore, un’operazione di polizia fra gli zingari, con la distruzione delle abitazioni e l’uccisione degli abitanti della comunità nomade.

Il pubblico lo definì ‘il poeta degli zingari’, ma la cosa non piaceva a Lorca, che forse anche per questo si trasferì a New York, nel 1929, per studiare inglese alla Columbia University. Il viaggio gli ispirò il libro, pubblicato postumo, ‘Poeta a New York’, nel quale esprimeva il suo orrore per il materialismo della vita americana degli anni trenta.
Nello stesso anno fu messa in scena Mariana Pineda (1929), un romanzo in versi nel quale veniva descritta la storia di una martire di Granata, uccisa nel 1831 per aver bordato una bandiera ai liberali che lottavano contro il tiranno Ferdinando VII: l’opera riscosse un grande successo di pubblico e, in buona parte, anche della critica, ma soprattutto gli permise il primo guadagno (2.804 pesetas). Federico veniva ormai acclamato dalla stampa come “il più grande poeta spagnolo contemporaneo”.

In questo periodo Lorca conobbe il giovane poeta Vicente Aleixandre (premio Nobel 1977) e tra i due nacque una amicizia assai profonda e destinata a durare per sempre. Nel frattempo il poeta cominciò a non riconoscersi più nella corrente surrealista, cui seguì un distacco anche dagli amici di un tempo, che si vendicarono con feroci critiche ed anche con un film. Buñuel e Dalì, infatti, a Parigi girarono Un chien andalou, forse ispirato proprio a Lorca.

Tornato in Spagna nel 1931, Federico Garcia Lorca formò, assieme a Eduardo Ugarte, una compagnia teatrale, composta in gran parte da studenti, chiamata “La Baraja”, sovvenzionata dallo stato, che metteva in scena gratuitamente dei classici del teatro spagnolo (Lope de Vega, Calderon de la Barca, Cervantes) nelle piazze dei paesi dell’Andalusia. Il successo fu strepitoso. Poi venne la trilogia che attaccava i valori tradizionali spagnoli. ‘Nozze di sangue’ (1933), basata sul racconto giornalistico di una sposa che era scappata con il suo amante nella sua prima notte di nozze‘ Yerma (1934), la storia di una donna che, non riuscendo ad avere figli a causa della sterilità del marito, lo uccide, perché incapace di lasciarlo, a causa delle pressioni sociali. (Durante la rappresentazione teatrale di questa opera irruppe una volta in teatro un gruppo di estrema destra, che considerava la pièce “immorale e blasfema”, ma l’opera fu un grande successo per Lorca). Infine, ‘La casa di Bernarda Alba’, che racconta invece la storia di cinque figlie, rese cattive dalla loro tirannica madre e dal suo rigido codice morale. Frustrate sessualmente e desiderose di trovare l’amore, ognuna di esse cerca una via per scappare dalla casa della madre. Sebbene mai rappresentato durante la vita di Lorca, quest’ ultima tragedia è considerata il suo capolavoro.

Nel 1934 morì il torero Ignacio Sánchez Mejías, (ucciso da un toro infuriato durante una corrida). “La morte di Ignacio è come l’apprendistato della mia morte. Provo una pace che mi stupisce”, diceva il poeta che, poco dopo, iniziò a comporre il Lamento per Ignacio Sánchez Mejías, un’ode considerata un vero capolavoro surrealista.

Nel 1936, Garcia Lorca firmò, assieme a Rafael Alberti e ad altri 300 intellettuali spagnoli, un manifesto d’appoggio al Frente Popular, che apparve sul giornale comunista Mundo Obrero. Pochi mesi dopo il Generale Franco scatenò la guerra civile spagnola e l’Andalusia fu la prima regione a cadere: vi furono delle esecuzioni di massa contro gli esponenti della sinistra. Anche se Lorca non era proprio un politico, era comunque associabile al movimento libertario e progressista perché era un intellettuale, un omosessuale, un poeta, dunque ‘pericoloso’. Federico Garcia Lorca fu dunque uno dei 30.000 abitanti di Granata che pagarono con la loro vita per aver supportato la giovane democrazia spagnola.

Il mattino del 19 agosto del 1936, Lorca fu rapito e portato a Viznar dove, a pochi passi da una fontana conosciuta come la Fontana delle Lacrime, venne brutalmente assassinato, senza alcun processo e gettato in una fossa comune.

Gli scritti di Lorca furono bruciati nella Plaza del Carmen di Granata ed il suo nome cancellato dalla storia della cultura spagnola. Fu infatti pressoché dimenticato per decenni, mentre oggi è considerato il più grande poeta spagnolo del ventesimo secolo.

Sulla sua morte Pablo Neruda così scrisse:
“L’assassinio di Federico fu per me l’avvenimento più doloroso di un lungo combattimento. La Spagna è sempre stata un campo di gladiatori; una terra con molto sangue. L’arena, con il suo sacrificio e la sua crudele eleganza, ripete l’antica lotta mortale fra l’ombra e la luce”.

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