Il burnout oggi

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ID-100225577Il burnout è un disturbo legato allo stress accumulato sul lavoro: può derivare da un sovraccarico di lavoro, dall’ambiguità del ruolo svolto, da una mancanza di autonomia e dallo scarso sostegno sociale. Lo caratterizzano una lunga serie di sintomi, quali stanchezza, noia, disinteresse, accresciuta irritabilità, sensazione di non essere compresi, perdita di concentrazione e sentimenti di distacco. Il burnout può provocare la depressione, l’abuso di farmaci o di sostanze e una maggiore predisposizione alle malattie.

Una ricerca pubblicata su PLoS One individua tre tipi di burnout:

1) Il tipo “frenetico”: chi soffre di questo burnout è una persona che si impegna molto nel lavoro e che dà moltissimo, malgrado in alcune circostanze senta di essere troppo stressato… Ma continua a lavorare,  spesso a scapito della salute e delle relazioni personali.

2) Il tipo “da sotto-utilizzo” è quello che emerge in un lavoro monotono, dove c’è poco spazio per la crescita e lo sviluppo personale. Con il tempo, le persone si sentono annoiate e diventano indifferenti e prive di motivazione.

3) Il tipo “da logorio” è quello di chi semplicemente rinuncia di far fronte a condizioni troppo stressanti. Queste persone possono trascurare i loro doveri, non riuscendo più neanche ad avere consapevolezza del lavoro che devono effettivamente svolgere.

La descrizione di questi tre tipi di burnout ci permette di comprendere le varie sfumature che questa sindrome può comportare. Provare questi sintomi significa che c’è qualcosa in ambito lavorativo che è sbagliato, o che almeno non funziona come dovrebbe.

Diverse sono le reazioni individuali al malessere provocato da burnout:

Ad esempio, il tipo” frenetico” è incline a mettere in atto strategie di coping più attive, per tentare di risolvere i problemi, anche se probabilmente questo suo comportamento non farà altro che accrescere le condizioni di stress fino a cronicizzarle. Il tipo “da sotto-utilizzo” può difendersi erigendo una barriera di distacco emotivo, che contribuisce ulteriormente al suo sentirsi svalutato e sotto-utilizzato; il tipo “da logorio” può invece cercare strategie di disimpegno che incoraggiano la trascuratezza, creando e mantenendo una certa distanza tra sé stesso e il lavoro.

Secondo gli autori dello studio pubblicato su PLoS,  il fattore comune per lo sviluppo del burnout è un problema caratteriale, ma anche il contesto lavorativo è un fattore molto importante. Se si ha a che fare con alti livelli di stress infatti, è altamente probabile che una persona avverta un certo livello di burnout, anche se ha un carattere tranquillo ed equilibrato.

Malgrado questa sindrome sia stata individuata  negli Stati Uniti, non è in quel Paese che il burnout ha destato molto interesse: le ricerche su questa sindrome infatti sono soprattutto europee e canadesi. Questa negazione del problema spinge gli americani a cercare forme di auto-aiuto (non sempre positive) èer superare il problema, mentre invece è ormai appurato che non si tratta solo di vulnerabilità individuali, ma anche di problematiche organizzative e sociali, che dovrebbero essere affrontate ad altri livelli.

Le organizzazioni oggi tendono a chiedere sempre più spesso ai dipendenti di “fare di più con meno soldi”, il che significa maggiori carichi di lavoro e minori investimenti per il supporto, l’orientamento e l’assistenza del lavoratore, anche quando ce ne sarebbe bisogno.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Why Aren’t We Talking About Burnout? Scientific American

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