Sabina Spielrein

 

Sabina Nikolaevna Spielrein nacque a Rostov sul Don (Russia) nel 1885, da un commerciante ebreo e da sua moglie che, sebbene avesse studiato odontoiatria, si era dedicata completamente alla famiglia. La Spielrein fu, ai suoi tempi, una importante psicoanalista, ma oggi viene ricordata soprattutto per la lunga relazione che ebbe con Carl Gustav Jung.

La Spielrein infatti fu uccisa dai nazisti nel 1942 e, da allora, non si è più parlato di lei, fino a che, negli anni settanta, con grande sorpresa degli studiosi di psicoanalisi, sono riemersi dai seminterrati dell’Ospedale psichiatrico di Zurigo, il Burghozli, alcuni quaderni e delle lettere: si trattava, niente di meno, della corrispondenza fra Jung, Freud e Sabina Spielrein. In queste lettere, Jung chiedeva a Freud di essere aiutato ad uscire dalla relazione extraconiugale che aveva stabilito con la sua ex paziente Sabina. Freud cercava di giustificare quanto accaduto spiegando, sia a Jung che alla Spielrein, la tesi del controtransfert.

Ma raccontiamo con ordine:

Sabina, che aveva tre fratelli e una sorella, frequentò un liceo femminile, pur avendo diversi problemi di comportamento (che oggi forse definiremmo border-line) a partire dai 14 anni, dopo la morte della sorella Emilia. La ragazza infatti aveva una fissazione sulle feci, che cercava di trattenere in tutti i modi, e problemi di masturbazione compulsiva; soffriva inoltre di «pavor nocturnus», di allucinazioni, accessi di riso, urla e pianto e, infine, di depressione. Ai tempi Sabina ricevette una diagnosi di ‘isteria psicotica’ e fu per questo ricoverata nella clinica psichiatrica di Zurigo, il Burghölzli, per quasi un anno (dal 17 agosto 1904 al 1 giugno 1905). In quella clinica lavorava il trentenne Carl Gustav Jung, che sottopose la paziente a trattamento psicoanalitico. Sabina inoltre aiutava Jung nel suo lavoro sulle associazioni e fu proprio lo stesso Jung, notata l’intelligenza della ragazza, ad indirizzarla verso la carriera medica. Conosciamo il caso clinico della Spielrein attraverso questa lettera inviata da Jung a Freud:

“Burghölzli-Zurigo, 23 ottobre 1906

Stimatissimo professore,
mi permetto di spedirLe, con la stessa posta, un nuovo plico a parte che contiene altre ricerche in tema di psicoanalisi… Devo abreagire su di Lei un’esperienza recente, a rischio di annoiarLa. Sto applicando attualmente il Suo metodo alla cura di un’isteria. E’ un caso difficile: una studentessa russa ventenne, ammalata da sei anni. Primo trauma: verso il terzo-quarto anno di vita. La bimba vede il padre che percuote sul sedere nudo il fratello maggiore. Forte impressione. In seguito è costretta a pensare di aver defecato sulla mano del padre. Dal quarto al settimo anno continui tentativi di defecare sui propri piedi, compiuti nel modo seguente: si siede per terra tenendo un piede ripiegato sotto il corpo, preme il calcagno contro l’ano e cerca di defecare e, al tempo stesso, di impedire la defecazione. In questo modo frena più volte l’evacuazione anche per due intere settimane! Non so come sia arrivata a questa storia stranissima; si trattava, così pare, di un fatto di carattere assolutamente pulsionale, accompagnato da una deliziosa sensazione di orrore. In seguito questo fenomeno è stato sostituito da una masturbazione intensa. Le sarei estremamente grato se volesse comunicarmi in poche parole la Sua opinione su questa storia.
Con stima deferente
Suo devotissimo
C. G. Jung”

Sabina, anche grazie alle cure di Jung, guarì, e nel mese di giugno 1905 si iscrisse alla Facoltà di medicina dell’Università di Zurigo. Nel tempo intanto, la relazione terapeutica e professionale con Jung era diventata amore: iniziò infatti fra loro una relazione intensa, che sarebbe durata sette anni. Anche Jung si lasciò coinvolgere completamente da questa storia d’amore e vi si spinse forse al di là di quanto avrebbe dovuto. Il rapporto fra Jung e la Spielrein andò nettamente in crisi quando, sul finire della relazione, Sabina cominciò pressantemente a chiedere un figlio a Jung che invece, essendo sposato, non voleva darglielo, per non rischiare lo scandalo.

Lo scandalo tuttavia emerse ugualmente, in quanto la madre di Sabina un giorno si vide recapitare una lettera (forse scritta in forma anonima dalla moglie di Jung) in cui le si suggeriva di prestare più attenzione ai comportamenti della figlia. A questo punto Jung chiese aiuto a Freud come maestro, collega e ‘padre’.

Ma sentiamo quanto accadde dalle stesse parole di Jung, che scrive nuovamente a Freud:

“ Burghölzli-Zurigo, 7 marzo 1909

Caro Professore,
il suo telegramma odierno mi ha provocato non poca agitazione.
…attualmente sono terribilmente perseguitato da un complesso: una paziente che anni fa ho strappato con estrema dedizione a una gravissima nevrosi ha deluso la mia fiducia e la mia amicizia nel modo più offensivo che si possa immaginare. Mi ha provocato uno scandalo unicamente perché ho rinunciato al piacere di darle un figlio. Mi sono sempre comportato come un gentiluomo con lei, ma non mi sento limpido di fronte alla mia coscienza un po’ troppo sensibile, e questo mi fa soffrire più di ogni altra cosa, perché le mie intenzioni sono sempre state oneste… Queste esperienze dolorose eppure quanto mai salutari hanno scatenato l’inferno in me…

Suo devotissimo
Jung”

Freud rispose due giorni dopo, consolando Jung, fra l’altro, con queste parole : “ Essere calunniato e rimanere scottati dall’amore con cui operiamo, sono questi i pericoli del nostro lavoro, a causa dei quali però non abbandoneremo certo la professione…”

Freud mostra dunque di comprendere Jung, che è ancora il suo allievo prediletto, e lo conforta, mostrando una forte solidarietà maschile, che tende a giustificare l’accaduto.

In una lettera del 4 giugno 1909, Jung tenta ancora di giustificarsi agli occhi del Maestro:

“… Sapevo per esperienza che sarebbe ricaduta subito se le avessi rifiutato la mia assistenza, il rapporto s’è trascinato per anni, e io ho finito col ritenermi quasi moralmente impegnato a concederle anche il seguito la mia amicizia, fino al momento in cui vidi che questo metteva in moto una rotella imprevista, e perciò alla fine ho troncato. Essa aveva naturalmente programmato di sedurmi, cosa che io consideravo inopportuna. Ora sta maturando la sua vendetta. Recentemente ha sparso la voce che entro poco tempo divorzierò da mia moglie e sposerò una certa studentessa, cosa che ha suscitato una certa agitazione presso alcuni miei colleghi. Non so cosa abbia in mente ora: niente di buono a quanto presumo. Penso che voglia abusare di Lei coinvolgendoLa in un tentativo di mediazione….

Suo
Jung”

Nel 1911 la Spielrein si laureò con una tesi su un caso di schizofrenia: Uber den psychologischen Inhalt eines Falles von Schizophrenie (Dementia praecox), “Il contenuto psicologico di un caso di schizofrenia” , che fu pubblicato nel 1911 sullo Jahrbuch. Nello stesso anno divenne membro della Società di Psicoanalisi di Vienna. La Spielrein parlò nei suoi scritti della paura del sesso nello psicotico, collegandola alla paura di disintegrazione del paziente: la paura di perdere sé stessi, di dissolversi in un’altra persona amata. Per questo, secondo la Spielrein gli schizofrenici sostituiscono la realtà con le loro fantasie. Anche nei suoi lavori successivi la Spielrein tornò più volte su questo tema del perdere sé stessi.

Nel 1911 la psicoanalista lasciò Zurigo (pur continuando la corrispondenza con Jung, che durò fino al 1919). Prima si stabilì a Vienna, dove si sposò con un medico, Pavel Scheftel, nel 1912, ed ebbe subito una figlia, Renate (nel 1924 avrà un’altra figlia, Eva). Dieci anni più tardi la coppia tornò in Russia, per stabilirsi a Rostov sul Don. Nella sua città natale, la Spielrein fondò un Ospedale psichiatrico per bambini (l’Asilo Bianco). L’istituto era fondato su principi molto moderni per l’epoca: si cercava di far crescere i bambini in piena libertà. Tre anni più tardi l’istituto venne chiuso dalle autorità sovietiche, perché accusato di praticare principi educativi contrari alla dottrina del partito.

Nel 1924 Stalin dichiarò la psicoanalisi fuori legge, ma Sabina continuò, illegalmente, a praticarla in privato. In questo periodo di ‘purghe’ staliniane morirono sia i fratelli che il marito della Spielrein (1938). Nel 1941 Rostov sul Don fu occupata dall’esercito Tedesco. La psicoanalista non credeva fino in fondo alla crudeltà nazista e per questo si rifiutò di fuggire dalla sua città. Con molti altri ebrei e con le sue due figlie (28 e 18 anni), fu invece portata in una sinagoga e uccisa dai nazisti nell’agosto del 1942. Non si conosce la data precisa della sua morte.

In Al di là del Principio del Piacere Freud cita la Spielrein (lo fa una sola volta in tutta la sua opera) spiegando che “Nel suo ricco e intenso lavoro, che sfortunatamente non mi è del tutto chiaro” Sabina Spielrein aveva anticipato una considerevole parte delle sue meditazioni ed aveva anche notato una componente sadica della pulsione sessuale come una “pulsione distruttiva”.

Sebbene le teorie della Spielrein siano dunque state utili e prolifiche sia per Freud, sia per i suoi allievi (fra i quali vi fu Piaget) e avessero anticipato molte delle tesi che furono poi presentate dalla Klein e da Winnicot, la psicoanalista non ha particolare influenza sulla psicoanalisi contemporanea (privilegio che in realtà è rimasto a pochissime psicoanaliste della prima ora. Vedasi i casi di Lou Andreas Salomé e di Marie Bonaparte).

Più che per i suoi scritti scientifici, la Spielrein rimarrà nella storia per l’epistolario tenuto con Jung e Freud, oltre che per il diario scritto durante la sua relazione terapeutica e sentimentale con Jung. Sulla vicenda, Roberto Faenza ha realizzato una pellicola di successo, Prendimi l’anima ed a breve uscirà un altro film, tratto da una pièce teatrale di successo, The Talking Cure, diretto da David Cronenberg.

Rif. Bibl.

“Lettere tra Freud e Jung”, 1974, Edizione Boringhieri
“ Diario di una segreta simmetria “, Aldo Carotenuto, 1980, Astrolabio-Ubaldini

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Dr. Giuliana Proietti
Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice dei Siti www.psicolinea.it, www.clinicadellacoppia.it, www.clinicadellatimidezza.it e delle attività loro collegate, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali e del loro legame con la sessualità.

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