La sorella di Freud

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Famiglia Freud
Sopra: la famiglia Freud (1876 circa)  Da sinistra a destra, in piedi:  Paula, Anna, bambina sconosciuta, Sigmund, Emanuel (fratellastro di Sigmund), Rosa, Maria o ‘Mitzi’, Simon Nathanson (nipote di Amalia); seduti: Dolfi, Amalia Freud, Jacob Freud; più in basso: Alexander, bambino sconosciuto  (Photo by Imagno/Getty Images)

Sigmund Freud aveva 82 anni quando lasciò Vienna, occupata dai nazisti, per andare a Londra con la moglie e i figli, la cognata, il medico e la sua famiglia, oltre a due cameriere di fiducia. In patria lasciava quattro anziane sorelle, che furono tutte deportate. Una morì nel campo di concentramento di Theresienstadt, che si trova oggi nella Repubblica ceca, due a Treblinka, in Polonia, e una ad Auschwitz.

Si tratta di un dettaglio poco conosciuto della vita del padre della psicoanalisi, cui celebri biografi di Freud, come Ernest Jones e Peter Gay hanno trattato solo di sfuggita. Ed è probabilmente ciò che ha spinto un autore semisconosciuto, macedone, Goce Smilevski verso la celebrità letteraria. La sorella di Freud  è una fiction storica che immagina la vita di una delle sorelle più giovani di Freud, Adolfine. Pubblicato in Macedonia cinque anni fa, il libro ha vinto il prestigioso Premio dell’Unione europea per la letteratura nel 2010 e da allora ha avuto un enorme successo. Penguin ha in programma di pubblicarlo in America alla fine di agosto; nel frattempo si stanno acquisendo anche i diritti cinematografici, secondo quanto pubblicato sulla copertina dell’edizione italiana.

Sapere se Freud sia in parte responsabile per la morte delle sue sorelle è il fulcro del romanzo, che si apre con una scena in cui vengono inviate le quattro sorelle anziane, tutte over 70, a Theresienstadt, per poi tornare all’infanzia di Adolfine e seguire questa sorella per tutta la sua vita, fino alla fine, quando entra in una camera a gas. Sappiamo, dalle informazioni d’archivio sulla famiglia Freud, che Adolfine era una bimba malaticcia, che non si sposò mai e che morì a Theresienstadt, un campo di concentramento che non aveva camere a gas. Martin Freud, figlio di Sigmund, la descrisse una volta come una persona “non molto intelligente.” Il libro è un’indagine letteraria su ciò che deve essere stato vivere una vita da essere inutile (donna, non sposata, senza figli), ma all’ombra di un genio.

Il libro prende le difese di Adolfine e delle donne in generale. Freud è raffigurato come l’uomo che, con tutto il suo parlare di incesti, ani e peni, non riesce ad andare oltre i pregiudizi del suo tempo quando si tratta di donne. “Freud era, in un certo senso, misogino” ha dichiarato Smilevski in un’intervista, aggiungendo che il fondatore della psicoanalisi non si sottopose mai ad un’analisi psicoanalitica e che non cerò mai di capire il proprio rapporto con sua madre.

Smilevski non parla, nel romanzo, del fatto che Freud abbia lasciato l’equivalente di 20.000 dollari alle sue sorelle, o che abbia chiesto a Marie Bonaparte, una influente discepola del Maestro, di ottenere  anche per loro il permesso di lasciare l’Austria.

Naturalmente, tutti speriamo che l’abbia fatto davvero, e che non si sia limitato alla sola intenzione di farlo.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte e immagine:

Fictionalizing Sigmund Freud’s baby sister, MacLeans

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