La catarsi ed il metodo catartico

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metodo catartico‘Catarsi’ in greco (kàtharsis) significa ‘purificazione’, ovvero liberazione dell’individuo da una contaminazione o ‘miasma’, visibile o invisibile, che danneggia o corrompe la natura dell’uomo (es. sangue o colpa).

Nel V secolo AC la ‘catarsi’ divenne un termine medico (Ippocrate), che stava a designare l’evacuazione di escrementi o di umori patogeni (es. mestruazioni). La catarsi veniva allora distinta in ‘naturale’ o ‘artificiale’ (es. indotta da emetici e purganti).

La catarsi era già presente nelle credenze orfiche e, nella forma descritta da Empedocle, era un mezzo di purificazione che fa uscire l’uomo dalle nascite nel ciclo delle reincarnazioni, per rimetterlo nelle dimore degli Dei, liberato dagli ‘umani dolori’.

Platone definisce la morte una purificazione (separazione) dell’anima dal corpo. La vita filosofica è esercizio e cura di tale purificazione, perché può restituire all’anima la trasparenza delle specie ideali (“Fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto, noi non raggiungeremo mai in modo adeguato ciò che ardentemente desideriamo , vale a dire la verità” Fedone). Catarsi filosofica è anche, nel Sofista, la liberazione dai mali interiori, la cattiveria e l’ignoranza.

In Aristotele, assieme all’uso medico del termine, compare ne La Poetica, il celebre tema della catarsi tragica e, nella Politica, quello della catarsi musicale. La catarsi della tragedia è la purificazione dell’anima dello spettatore dalle passioni dolorose della pietà (compassione) e dalla paura, attraverso la pietà e la paura ispirate dalla stessa azione tragica. La tragedia è un’imitazione drammatica di fatti gravi e luttuosi, per cui la paura e la pietà che lo spettatore prova di fronte alla messa in scena di un dramma non sono le stesse che proverebbe nella realtà: l’imitazione tragica trasforma la pena reale in piacere, purificando il simile col simile.

Nell’età romantica, il significato estetico della purificazione dell’arte ritorna con Goethe, Schiller e Schopenhauer: l’arte è una via di liberazione dalla volontà irrazionale e dalla ‘cieca pulsione’ che la percorre.

Metodo catartico

Il metodo catartico appartiene agli inizi della psicoanalisi (Freud e Breuer 1880-85) ed è strettamente legato all’uso della suggestione e dell’ipnosi. Con questo metodo, il paziente viene indotto a rievocare verbalmente, o talora a rivivere, eventi traumatici. Ciò permette l’abreazione degli effetti patogeni ad esso associati. Freud e Breuer partirono dal presupposto che’i sintomi isterici nascevano per il fatto che a un processo psichico gravato di intenso affetto veniva in qualche modo impedito di defluire (abreazione) sulla via normale che conduce alla coscienza e alla motilità, talché l’affetto, per così dire ‘incapsulato’, prendeva una strada sbagliata e trovava un deflusso nell’innervazione somatica (‘conversione’).

Quando Freud rinunciò all’ipnosi, cercò di ottenere la catarsi attraverso la pressione, che consisteva nell’indurre il ricordo mediante l’insistenza da parte del medico e la pressione della sua mano sulla fronte del paziente. Il metodo fu poi sostituito con le ‘libere associazioni’ (1903). Freud si rese infatti conto che i sintomi non erano determinati soltanto da eventi traumatici, ma rappresentavano il risultato di un conflitto fra diverse forze psichiche. Per questo, la terapia non doveva risolversi in qualche seduta, con il ricordo di un episodio, ma doveva mirare al superamento delle resistenze che mantenevano i conflitti rimossi e ne impedivano l’affiorare. La catarsi cessò pertanto di essere la principale finalità terapeutica in quanto non eliminava le resistenze, ma le eludeva, producendo risultati solo transitori, mentre ‘quando il materiale rimosso è stato ricondotto all’attività psichica cosciente, il che presuppone il superamento di considerevoli resistenze, allora il conflitto psichico (…) che il malato voleva evitare, può trovare, sotto la direzione del medico, un esito migliore di quello offerto dalla rimozione’ (Freud, Cinque Conferenze sulla Psicoanalisi, 1909).

La catarsi costituisce ancora oggi il centro di alcune forme di psicoterapia, come lo psicodramma di J.L. Moreno, dove, nel recitare una situazione passata, presente o futura, i conflitti o gli eventi problematici vengono intensamente rivissuti e non soltanto raccontati. Questo tipo di catarsi, presente in tutte le psicoterapie attive di gruppo, è detta anche ‘catarsi da attività’.

Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona

Fonte: Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini
AAVV Dizionario di Filosofia, Garzanti

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