Freudiana: L’ambiente culturale nella prima metà dell’Ottocento

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Romanticismo– Romanticismo

L’illuminismo aveva ‘rischiarato’ la mente degli uomini, liberandoli dalle tenebre dell’ignoranza, dalla superstizione, dall’oscurantismo, attraverso la conoscenza e la scienza. Lentamente si era fatta strada anche l’idea che l’ignoranza e la superstizione fossero diffuse e mantenute nel popolo da chi detiene il potere, per dominare le coscienze e tenere soggiogati i sudditi; per questo molti pensarono che solo attraverso l’emancipazione intellettuale poteva esservi effettiva emancipazione politica. Queste idee avevano portato allo scoppio della rivoluzione francese (1789).Qualche anno dopo in Germania si era diffuso un movimento, fra il 1800 ed il 1830, il cui influsso fu tale da esercitare effetti duraturi sulla vita culturale europea per tutto il diciannovesimo secolo: il Romanticismo.

La prima scuola romantica fu rappresentata dal cenacolo di Jena, Germania, che si raccolse intorno alla rivista “Athenaeum”. Dopo la morte dei protagonisti di questo cenacolo, in particolare di Novalis, il gruppo di Jena si sciolse, ma le idee romantiche si diffusero rapidamente in Germania e poi in tutta Europa.

Il Romanticismo era una reazione all’Illuminismo: mentre l’Illuminismo affermava i valori della ragione e della società, il Romanticismo aveva il culto dell’irrazionale e dell’individuale. Ad esempio le tendenze mistiche: nel periodo illuministico queste erano state messe completamente da parte, ma ora tornavano alla ribalta.Il movimento si diffuse rapidamente in Germania: uno stato allora diviso in una molteplicità di piccoli Stati sovrani, impotente, povero, feudale. Una nuova generazione di borghesi e intellettuali dunque, privata delle possibilità di fare carriera, trovatasi di fronte ad una situazione abbastanza squallida, adottò un modo di pensare irrazionale, volgendosi verso il lontano passato o verso il futuro (vivendo in attesa di miracoli, sia nella religione, che nella medicina, nell’amore, nel lavoro).

Dante Gabriele RossettiMa quali furono le caratteristiche principali del Romanticismo?

Prima di tutto vi fu un profondo, rinnovato sentimento verso la natura, in contrasto con l’Illuminismo che faceva centro sull’uomo. L’attenzione per la natura nascondeva il desiderio di penetrare nei suoi segreti, per scoprire la vera relazione dell’uomo con la natura ed in particolare la differenza che c’era fra l’uomo ed il resto della natura, attraverso lo studio del concetto di ‘anima’.Da qui l’interesse del Romanticismo per tutto ciò che riguardava l’inconscio: sogni, malattia mentale, parapsicologia, comparazione fra pensiero umano e pensiero animale, ipnosi ecc. Il Romanticismo si occupava inoltre di Nazioni e di culture specifiche e non, come l’Illuminismo, della Società in generale. I romantici tedeschi rivalutarono la loro cultura, ma studiarono molto anche altre culture, miti, letterature, filosofie.

In contrasto con l’Illuminismo, il Romanticismo pose notevolmente l’accento sull’individuo ed espresse il suo tipo ideale di uomo: estremamente sensibile, empatico sia verso la natura che verso gli altri esseri umani, con una ricca vita interiore, la fede nei poteri dell’ispirazione e della spontaneità, con una ricca vita affettiva, tendente al facile entusiasmo ed al sentimentalismo.
Molti romantici (scrittori, pittori, artisti, filosofi, intellettuali) erano in effetti delle persone inquiete, prive di autodisciplina, che dedicavano il meglio del loro talento all’improvvisazione e alle conversazioni e che spesso lasciarono dietro di sé opere incompiute).

Inoltre, come il Rinascimento aveva riscoperto l’antichità greca e romana, il Romanticismo aveva riscoperto e amava il periodo del Medio Evo.

In sintesi, i temi tradizionalmente romantici furono:
1. Rivalutazione del sentimento e della fede
2. Amore per la storia ed in particolare per il Medioevo
3. Attenzione per l’esotico e per la grecità idealizzata
4. Esaltazione degli aspetti irrazionali
5. Attenzione verso il misticismo e la magia6. Libera espressione della creatività soggettiva

– La Filosofia

Il principio filosofico fondamentale era l’unità uomo-natura. La vita umana era la partecipazione ad un movimento cosmico all’interno della natura (come si vede, la moderna new age si ispira a queste antiche teorie romantiche). L’universo era un tutto organizzato, in cui ogni parte era connessa a tutte le altre parti per mezzo di una relazione empatica. All’interno della natura c’erano delle polarità, come giorno e notte, forza e materia, gravità e luce (queste teorie sono attribuibili in larga parte al filosofo Friederich Wilhelm von Schelling 1775-1854, che ebbe seguaci sia fra gli scienziati, sia fra i filosofi).

Klimt– Arthur Schopenhauer (1788-1860) Pubblicò la sua opera principale, Il mondo come realtà e rappresentazione, nel 1819, un’opera inizialmente trascurata fino agli anni 80, quando ebbe invece un grande successo. L’uomo veniva considerato da Schopenhauer come un essere irrazionale guidato da forze interne, che gli sono sconosciute e di cui egli a malapena avverte l’esistenza. Schopenhauer paragonava la coscienza alla superficie della terra: ce ne è ignoto l’interno. Queste forze irrazionali sono costituite da due istinti: l’istinto di conservazione e l’istinto sessuale, e il secondo è molto più importante dell’altro. L’uomo è l’incarnazione dell’istinto sessuale poiché egli deve la propria origine all’accoppiamento ed il suo più grande desiderio è quello di accoppiarsi. L’istinto sessuale è la più alta manifestazione della vita, la più importante preoccupazione dell’uomo e degli animali. (Sentite anche voi forti e chiari echi della teoria freudiana?).

Schopenhauer affronta anche il tema della pazzia (Wahnsinn) e la spiega con il fenomeno della rimozione : “l’opposizione della volontà a lasciar giungere alla conoscenza dell’intelletto ciò che le ripugna, ecco il punto da cui la pazzia può penetrare nello spirito”.Thomas Mann affermò che quando lesse Freud trovò una straordinaria somiglianza fra la teoria di Schpenhauer e le descrizioni freudiana di Io ed Es, che erano in Schopenhauer i concetti di volontà ed intelletto, tradotte dalla metafisica alla psicologia. La grande differenza è che Schopenhauer considerava l’istinto sessuale come uno stratagemma al servizio della generazione, mentre Freud lo considerava in sé stesso e parlava raramente della sua relazione con la procreazione.

Freud sembra aver ereditato dalla cultura romantica e da Schopenhauer questi concetti: la concezione irrazionalistica dell’uomo, l’identificazione della pulsione generale di vita con la pulsione sessuale, il pessimismo antropologico.

– Filosofia dell’inconscio

Con il libro di Eduard von Hartmann, Philosophie des Unbewussten (Filosofia dell’inconscio) ciò che Boheme, Schelling e Schopenhauer avevano chiamato ‘volontà’ fu chiamato ‘inconscio’ e fu inteso come un dinamismo, estremamente intelligente anche se cieco, che fa da struttura portante all’universo visibile. Von Hartmann descrisse il ruolo dell’inconscio nella lingua, nella religione, nella storia, nella vita sociale.Questo era il vero fondamento dell’animo umano, le cui radici affondavano nella vita invisibile dell’universo. All’interno dell’uomo vi era un ‘senso interiore’ o ‘universale’ con il quale era capace di comprendere la natura nell’estasi mistica, nell’ispirazione poetica e artistica, nel sonnambulismo magnetico, nei sogni. (in Freud e Jung ritroviamo questi concetti nell’attenzione ai segni ed ai simboli dei sogni ed in Jung nell’elaborazione del concetto di ‘inconscio collettivo’).

– Charles Darwin

Ma le scienze umane dovevano ora fare i conti con una nuova, rivoluzionaria teoria, elaborata da Charles Darwin (1809-1882). Attraverso il libro ‘Le origini della specie’ , pubblicato nel 1859, Darwin sosteneva la tesi che l’essere umano era stretto parente degli animali e che da questi si era distinto attraverso una lunga evoluzione. La teoria evoluzionistica fu attaccata allo stesso modo da cattolici e protestanti, dal momento che non si voleva accettare la scimmia come il nuovo Adamo e che il contenuto della Bibbia sui temi della creazione fosse falso. L’originalità della teoria darwiniana consisteva soprattutto nell’aver trattato del concetto di ‘lotta per l’esistenza’, non solo nelle sue conseguenze negative, ma anche con una funzione creativa. Infatti, la selezione naturale comportava l’estinzione di numerose specie, ma anche la nascita di specie nuove, in quanto gli individui che si trovavano a possedere i caratteri più adatti alla sopravvivenza venivano favoriti nella contesa sessuale e tendevano così a trasmettere e a rinforzare tali caratteri in un gran numero di discendenti.

Darwin considerava l’ambiente come un luogo di ‘selezione’, a somiglianza della selezione artificiale prodotta dagli allevatori. Un altro elemento originale fu la teoria delle variazioni fortuite: i caratteri di una specie variavano per l’insorgere casuale di differenze negli individui. Il caso non era più elemento di disordine, ma addirittura azione meccanica delle circostanze e del tempo. Darwin parlò di una ‘grande forza della natura’, operante in tutto il regno della vita. Le intuizioni di Darwin, fra le mille contestazioni,esercitarono un’influenza immensa, non solo in sede scientifica, ma anche filosofica e psicologica. Il canone evolutivo fu infatti applicato anche ai fenomeni della società, del costume, delle idee, alle contese economiche e politiche, alla nascente psicologia.

Psichiatria– Psichiatria

Una delle preoccupazioni dei romantici era quella dell’origine mentale. Feuchtersleben nella Dietetica dell’anima afferma ad esempio che ogni persona albera in sé un pericoloso seme della follia e che per domare le emozioni il mezzo più efficace è quello di comprenderle o di darsi totalmente ad un lavoro che assorba tutti gli interessi, esigendo l’impegno totale di tutte le forze del soggetto. Ogni rilassamento di tensione poteva significare malattia o morte.Pochi sanno che in questo periodo nacque anche la psichiatria, come scienza medica, finalmente liberata dai pesanti ganci della religione. Il medico francese Philippe Pinel (1745-1826), repubblicano, durante il periodo del terrore, nel 1793, dirigeva l’ospizio di Bicêtre, che accoglieva alienati mentali, prigionieri, agenti politici e personaggi che volevano far perdere le loro tracce. A contatto con questa situazione estremamente complessa, Pinel inaugurò un’epoca nuova nell’atteggiamento verso la malattia mentale. Il malato di mente veniva per la prima volta separato dalle altre figure (poveri, vagabondi, emarginati), cui era precedentemente assimilato. In secondo luogo Pinel interruppe qualsiasi pratica carceraria nei confronti dei malati di mente, liberandoli dalle catene e facendoli oggetto di indagine clinica e di osservazione.

Così, se un malato metteva in evidenza passioni, abitudini, emozioni ‘anormali’, si cercava di ripristinare la ‘normalità’ attraverso uno shock emotivo, energico e violento, che producesse un cambiamento netto e duraturo. La posizione della donna malata di mente rimaneva invece legata agli antichi pregiudizi ippocratici relativi alla mancanza o al desiderio di rapporti sessuali. Tra le opere di Pinel vi fu ad esempio ‘Nosografia filosofica o il metodo dell’analisi applicato alla medicina’ (1793) nel quale si legge, a proposito di isteria: “Il furore uterino è una nevrosi dell’apparato genitale dovuta a uno stato di privazione sessuale: si ha così un conflitto fra il desiderio sfrenato ed il pudore, di modo che l’immaginazione è sempre occupata da fantasie lussuriose. La donna durante la malattia diventa oscena e si denuda cercando di continuo approcci sessuali”.

In questo periodo si cominciò a distinguere per la prima volta i ‘pazzi’ dai ‘deficienti mentali’ (Esquirol, 1838), cioè fra malattia mentale e insufficienza mentale. La psichiatria imboccava dunque, sin dall’inizio, la strada organicistica, accettando cioè il presupposto che le malattie mentali fossero sempre e comunque determinate da lesioni o alterazioni del cervello. Si affermava anche il termine ‘neuropsichiatria’, che sottintendeva appunto l’inscindibilità fra l’approccio neurologico e l’approccio psichiatrico, ovvero l’equazione fra malattia mentale e malattia neurologica.

– La psicologia

Con Franz Brentano (1838-1917), che pubblicò nel 1874 La Psicologia dal punto di vista empirico, (comprendente sia l’osservazione interna, sia l’attività sperimentale, anche se con una netta tendenza a valutare di più la prima) la psicologia cessava di essere la scienza dell’anima e forse, paradossalmente, diventava una scienza senz’anima. Infatti, da questo momento lo studio si concentrò sull’osservazione e classificazione dei fenomeni psichici. Per Brentano ad esempio un colore, un suono, il caldo, il freddo erano fenomeni fisici, che però avevano anche una loro rappresentazione mentale : questa era un fenomeno psichico, da osservare e classificare. Nel 1886 Hermann Ebbinghaus (1850-1909) pubblicò il saggio ‘Sulla memoria’, un lavoro sperimentale nel quale aveva ingegnosamente trasferito il metodo del fisico Fechner per la misura delle sensazioni agli studi sul ricordo e la memoria. Era questo un primo tentativo di superare il metodo dell’auto-osservazione attraverso il ricorso ad un metodo sperimentale e all’analisi oggettiva dei dati. Dieci anni dopo (1896) Wilhelm Wundt pubblicava il suo ‘Compendio di psicologia’, presentando un primo quadro ‘storico’ delle correnti psicologiche, che l’autore divideva in metafisiche (che attribuivano scarso valore all’analisi empirica ed erano più legate al concetto di anima) ed empiriche (che deducevano le loro ipotesi dall’osservazione diretta dei fenomeni). Come si vede, i primi psicologi propriamente detti erano ben lontani dalla ricerca del benessere individuale e della felicità… La psicologia era una disciplina accademica, lontana dalle preoccupazioni utilitarie o applicative, focalizzata sullo studio della ‘mente generalizzata’, ossia non tanto sulle differenze tra gli individui, quanto sulle leggi che regolano l’attività mentale.

Bibliografia consultata:
AAVV Dizionario di Filosofia, Garzanti
Ellenberger, La scoperta dell’inconscio, Boringhieri
Galimberti U., Dizionario di Psicologia, De Agostini
Lostia M., Modelli della mente, modelli della persona, Le due anime della psicologia, ed. Giunti Proietti G., Il Benessere, Xenia

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Ancona

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