Sofocle, Shakespeare, Edipo, Amleto e Freud: scopriamo la liaison

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AmletoA sinistra: Amleto

Freud nella Interpretazione dei Sogni (1899) analizza i casi di Edipo e di Amleto, trovandovi delle affinità riguardo ai sentimenti e ai desideri che i protagonisti delle due classiche tragedie nutrono nei confronti delle loro madri. Per Freud Amleto è un Edipo moderno, cioè un Edipo mancato: un Edipo che non passa all’atto. Vediamo allora di ricordare brevemente le due tragedie e poi passiamo all’analisi che Freud ne fa.

Edipo. Sofocle scrisse l’Edipo Re, una leggenda dell’epoca classica. Edipo era figlio di Laio, re di Tebe e di Giocasta. Avendo un oracolo predetto che la sua nascita avrebbe causato eventi funesti per il regno di Laio, questi lo condannò a morire. Abbandonato, fu salvato da un pastore e portato a Corinto dove il re Polibo lo allevò facendo credere che il piccolo fosse suo figlio. Ritornato a Tebe Edipo uccide un viandante che non voleva cedergli il passo. Il viandante era Laio e la profezia si era così avverata. Nella stessa città scioglie l’enigma della Sfinge, che opprime la città. Ridata libertà alla città, sposa la regina vedova Giocasta (senza ovviamente sapere che è sua madre). Dal matrimonio incestuoso nascono Eteocle, Antigone, Polinice e Ismene . Gli dei tuttavia non perdonano questo matrimonio, per cui su Tebe cadono tante sventure, fra cui la peste. A questo punto Edipo cerca una spiegazione dall’oracolo. Quando i due coniugi conoscono la realtà Giocasta per vergogna si impicca; Edipo si acceca e, ramingo, vaga per le città finché la morte lo coglie. La vita di Edipo fu una delle più sventurate e più artisticamente elaborate del mito greco, tanto da ispirare ampiamente l’arte e la psicanalisi.

Amleto. Amleto (The Tragical History of Hamlet, Prince of Denmark) è una delle tragedie shakesperiane più conosciute e più citate. Fu scritta probabilmente tra il 1600 e l’estate del 1602. In questa tragedia Shakespeare descrive il tema della vendetta, attraverso una finta follia impersonificata da Amleto, principe di Danimarca, contro lo zio che gli ha ucciso il padre, del quale ha usurpato il regno e presa in moglie la madre.

Freud scrive sul caso di Edipo: “se Edipo Re commuove l’uomo moderno non meno del greco di allora, l’unica spiegazione possibile è che il suo effetto non si trova nel contrasto tra il destino e la volontà umana, ma si deve ricercare nella natura particolare del materiale impiegato per esemplificare questo contrasto. Ci deve essere qualcosa dentro di noi che ci fa subito riconoscere la forza costrittiva del destino di Edipo (…). Il suo destino ci colpisce solo perché avrebbe potuto essere il nostro, perché l’oracolo ha decretato a noi, come a lui, la stessa maledizione prima della nostra nascita. E’ forse il destino di tutti noi quello di rivolgere il nostro primo impulso sessuale verso nostra madre ed il nostro primo odio e desiderio di assassinio verso nostro padre. I nostri sogni ce ne convincono. Re Edipo, che uccise suo padre Laio e sposò sua madre Giocasta, ci mostra semplicemente la soddisfazione dei nostri desideri infantili. Ma essendo più fortunati, siamo nel frattempo riusciti, a meno che non siamo diventati degli psiconevrotici, a distogliere i nostri impulsi sessuali dalle nostre madri e dimenticare la nostra gelosia verso i nostri padri. Davanti alla persona in cui si sono realizzati i desideri primordiali della nostra infanzia noi rabbrividiamo con tutta la forza della rimozione che ha respinto in noi, da allora, quei desideri“. (da: L’interpretazione dei sogni)

E’ già in una lettera all’amico Fliess, datata 15 Ottobre 1897, che Freud avanza, per la prima volta, l’ipotesi che lo stesso processo che muove l’Edipo Re possa essere alla base anche dell’Amleto. Questa opera continuerà ad accompagnare il percorso del padre della psicanalisi nell’Interpretazione dei Sogni e in altre parti della successiva produzione freudiana. L’idea è che il complesso di Edipo possa spiegare alcune discrepanze del comportamento di Amleto che, da sempre, hanno creato problemi alla critica.

Scrive Freud su Amleto:Lo stesso argomento dell’Edipo Re è di base ad un’altra grande opera tragica, l’Amleto di Shakespeare. L’assoluta diversità della vita psichica di due periodi culturali tanto distanti fra loro, così come il continuo progredire della rimozione nella vita affettiva dell’uomo, si palesano però nella diversa trattazione di uno stesso tema. Nell’Edipo l’infantile fantsia di desiderio su cui l’opera si accentra viene evidenziata e portata a compimento come nel sogno; nell’Amleto resta rimossa e la sua presenza ci è rivelata unicamente, come avviene in una nevrosi, dagli effetti inibitori che ne sono la conseguenza. L’effetto profondo prodotto dall’Amleto non esclude il fatto che si possa ignorare del tutto la personalità dell’eroe del dramma, che è costruito sulla sua riluttanza a compiere il gesto di vendetta assegnatogli; l’opera non ci dice quale sia il motivo di questa esitazione, né i più disparati tentativi di interpretazione hanno potuto indicarcelo“. (da: L’Interpretazione dei Sogni)

La misteriosa “coscienza” di Amleto potrebbe dunque spiegarsi con il senso di colpa, dovuto all’inaccettabile desiderio di uccidere il padre per poter possedere la madre, ed i suoi scrupoli sarebbero riconducibili alla consapevolezza di non essere un uomo migliore di colui che ha avvelenato il Re. Da questo punto di vista, il destino del Principe di morire avvelenato, nello stesso modo in cui è stato ucciso il padre, può essere interpretato come una forma estrema di autopunizione.

Fonti:

Wikipedia

CIANI, S. (2006). Psicologia e Teatro Una rilettura di Shakespeare in chiave psicologica. Firenze: PsicoLAB. Visionato il 01/09/2007 su http://www.psicolab.net

Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, 1899, Newton Compton ed.

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